Vent'anni e addiopizzina. Parla una ragazza impegnata nell'antimafia a Catania

Written by  Sunday, 16 October 2011 00:00

La Sicilia è una terra strana. Come già Bufalino aveva intuito questa terra è una "mischia di lutto e luce": è la terra degli ossimori, delle fulgide bellezze e dei più atroci orrori. Ogni siciliano vive quasi spezzato, spezzato fra l'orgoglio di sentirsi figlio di Falcone e la vergogna d'aver qualcosa a che spartire con Riina. Ed è quando ti ritrovi ad avere vent'anni, con l'entusiasmo che ti squarcia il cuore ed un po' di sana incoscienza, che la contraddizione della Sicilia diventa la contraddizione della tua stessa vita.

È a vent'anni che hai quell'ingenuità che ti fa vedere l'ovvietà che passa davanti agli occhi dei più invisibile, e ti fa semplicemente pensare che le ingiustizie sono sbagliate. Allora non poni limiti alla tua mente che corre alla stessa velocità dei tuoi sogni, e non freni le tue mani che trasudano dei tuoi ideali. Avere vent'anni, in una terra come la Sicilia, significa viverne l'essenza nella tua stessa esistenza. Quando un gruppo di ragazzi attaccarono, per le vie di Palermo, il primo volantino recante la frase "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" l'impeto del cuore non immaginava neppure cosa ne sarebbe scaturito, eppure, oggi, centinaia di persone di tutte le età, estrazioni sociali, inclinazioni personali, si riuniscono con un pizzico d'orgoglio dietro il nome "Addiopizzo". Ed è quando smetti d'essere spettatore e decidi di diventare attore, che ti rapisce la promessa dell'homo faber fortunae suae , e pensi d'averla in mano la tua esistenza, e pensi, come puoi, di difenderla davvero la tua terra. Addiopizzo, in una città come Catania, ha l'ardente profumo del mare e il gelo dell'Etna, e non c'è difficoltà che ti possa fermare, perché dopo anni ed anni riesci ad ottenerli quei venti mila euro introvabili per ristrutturare il bene confiscato che ti è stato assegnato, e con le casse dell'associazione sempre in rosso riesci ugualmente a realizzarlo quel murale con i sorrisi degli uomini a cui pensi di dovere un po' di dignità, che son morti a Capaci per la tua libertà. Nella città dove la lava bacia le onde del mare e sembra quasi volersi liberare dalla terra che l'ha generata, ma allo stesso tempo sembra volerla prolungare questa terra, darle più vita, protenderla, avere vent'anni non è semplice, ed avere vent'anni ed essere un'addiopizzina lo è ancor meno. Arriva il momento in cui la contraddizione colpisce anche te, e, come animale bifronte, ami la terra della quale e nella quale vuoi perdurare l'esistenza, ma odi quel luogo dove ogni cosa puzza di compromesso morale, e te ne vorresti allontanare, abbandonarlo per sempre.Lasciare la Sicilia da addiopizzina vuol dire avere il cuore spezzato per tutte le manifestazioni alle quali non parteciperai, i magistrati che non ascolterai, gli imprenditori antiracket che non incoraggerai, i bambini difficili ai quali non potrai più insegnare chi era Peppino Impastato, le conferenze con le vittime di mafia che non potrai organizzare. Dover lasciare la Sicilia perché hai vent'anni e devi costruirti un futuro che in Sicilia non puoi avere, un futuro all'altezza dei sogni che hai e che nessuno è riuscito a calpestarti, vuol dire essersi scontrati con quella mafiosità di pensiero che tu stessa hai a lungo combattuto, e aver perso. Ma lasciarla vuol dire anche non aver accettato la raccomandazione di turno, non esserti asservito al potere, e non aver permesso al clientelismo e alle disoccupazioni di abbassare le tue pretese, abbattere i tuoi sogni, contaminare la tua morale, e, quindi, in parte, vuol dire aver vinto.Lasciare la Sicilia da addiopizzina vuol dire partire con gli occhi lucidi dal dolore e il giubilo rapimento per le speranze del diverso, vuol dire avere la certezza che, comunque vada, quel che di meglio c'è in questaterra continuerai strenuamente a difenderlo e stingerlo forte fra le dita, perché hai imparato da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Libero Grassi, Beppe Alfano, Pippo Fava, Pino Puglisi, e mille altri cos'è la libertà. E nulla ormai può più sottrartela.

Irene Di Nora

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