Arance contro la mafia

Written by  Monday, 17 March 2008 00:00

Da quando tre anni fa ha deciso di denunciare estorsori ed usurai nessuno vuole andare a raccogliere arance nel suo agrumeto e nessuno le vuole comprare.Non ci sono più clienti anche per un'altra attività della famiglia, una officina per la riparazione pneumatici per mezzi pesanti.

È la dura denuncia che arriva
direttamente dal presidente dell'Associazione
Antiracket Antiusura Sos Impresa di Catania, Gabriella
Guerini. Il protagonista di questa assurda vicenda è un
imprenditore ortofrutticolo di Palagonia, piccolo centro
della provincia etnea. Da quando ha denunciato i suoi
aguzzini, la mafia gli ha fatto terra bruciata attorno e
adesso rischia concretamente il fallimento. Il suo nome
non è stato reso noto, ma la sua storia di coraggio e
isolamento ha colpito una parte dell'opinione pubblica.
Attorno a lui si è creata una grande rete di solidarietà
con lo scopo di trovare al più presto nuovi acquirenti
per le sue "arance pizzo free", al prezzo simbolico di
un euro al chilogrammo. È il "consumo critico" che
Addiopizzo Catania e Sos Impresa stanno provando a
stimolare come unica risposta efficace all'intimidazione
ambientale.
Quelle stesse arance rosse di Palagonia potevano
restare beffardamente appese sugli alberi. Per questo
è stata, addirittura, organizzata una raccolta pubblica
delle arance nell'agrumeto dell'imprenditore. Una
manifestazione di solidarietà in suo sostegno a cui
hanno partecipato gruppi organizzati e singoli cittadini,
armati di forbici da giardinaggio e guanti . ''La nostra è
una sfida pubblica - ha dichiarato Gabriella Guerini -
nel coinvolgere la società civile contro il racket affinché
si prenda una posizione decisa sui temi della legalità: si
deve sostenere concretamente chi ha il coraggio di
denunciare e smetterla di delegare sempre gli altri.
Bisogna prendere atto che le istituzioni sono presenti e
che, perciò, non ci sono più scuse: è questo il
momento di mostrare da che parte stiamo".
"Sosteniamo le imprese in difficoltà - ha proseguito
Agata Pasqualino di Addio Pizzo Catania - convinti che
sia importante farlo con i fatti, non con le parole.
Attraverso il consumo critico prendiamo l'impegno di
ogni cittadino che vuole essere consumatore
consapevole: se acquistiamo prodotti da chi paga il
pizzo, indirettamente finanziamo la mafia".
Il caso del produttore di arance di Palagonia è
scoppiato qualche giorno dopo la relazione della
Commissione antimafia sulla situazione di Catania e
della Sicilia orientale. Una fotografia davvero
desolante: "La preventiva ricerca dell'esponente
mafioso, competente per territorio rappresenta la
soluzione sconsolante e sconfortante, ma di certo
pragmatica, che consente all'impresa di razionalizzare
e preventivare i costi riconducibili alla presenza della
criminalità organizzata". Secondo l'antimafia, "il
capillare sistema di arricchimento parassitario che si
concretizza con le estorsioni, presenta singolari
capacità di rigenerarsi e di perpetuarsi, ad onta degli
arresti e delle condanne: in molti di questi casi
l'estorsione rimane solo sospesa in attesa che altri
appartenenti al clan la rilevino, subentrando agli
arrestati e, non di rado, pretendendo anche il saldo
degli arretrati". Purtroppo, anche nella realtà della
Sicilia orientale, così come in quella della Sicilia
occidentale, la collaborazione delle vittime alle indagini
delle forze dell'ordine "costituisce per lo più l'eccezione
e non la regola". Insomma, manca la "prova di una
unanime e generalizzata tendenza degli operatori
economici". Sono ancora troppo pochi quelli che hanno
avuto lo stesso coraggio dell'anonimo produttore di
arance di Palagonia.

 

Fonte: www.rivistaonline.com

Read 1958 times

Privacy �� Cookies �� Diventa un volontario
Copyright © 2020 Addiopizzo Catania. All Rights Reserved.Creazione sito web tinusdesign.com Catania

Via Grasso Finocchiaro n. 112 | Catania - 95126 | Tel: 329 9203410 | Fax: 178 6056739 | e-mail: comitato@addiopizzocatania.org

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information