Non è cosa nostra: manifestazione a Catania in ricordo di Falcone e delle vittime delle mafie

Scritto da  Lunedì, 25 Maggio 2009 00:00

"Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi". Così, sulle note dei Modena city ramblers, i ragazzi della scuola media "Cavour" hanno dato inizio ieri sera a Catania alla commemorazione della strage di Capaci, organizzata dal circolo Città Insieme, dall' Asaae (Associazione Antiracket Antiusura Etnea), da Addio Pizzo e da Libera.

"Sono passati diciassette anni dall'assassinio del giudice Falcone -commenta padre Salvatore Resca, presidente dell'associazione Città Insieme- ed ogni anno ci ritroviamo tutti qui. La prima volta, proprio la sera della strage, ricordo che ci radunammo spontaneamente, strabiliati da quanto era successo. Stasera ci saranno parole, immagini, suoni, messi insieme dai giovani di Città insieme e delle altre associazioni, con il contributo della scuola media "Cavour" e del Liceo Artistico "Emilio Greco". Abbiamo lavorato un mese intero per mettere in piedi questa serata e per non perdere "il vizio della memoria". Un vizio che, speriamo, diventi costume, modo di agire e di pensare, affinché la mafia cominci ad avere paura di noi".

Un entusiasmo palpabile quello dei giovanissimi studenti, che hanno alternato canti, balli classici e moderni, brani letti e recitati sulle scale del tribunale, sotto lo sguardo della Nike, come una variegata compagnia teatrale che si esibisce sul più importante "Io ed altri insegnanti -ci racconta Angela Arena, insegnante di Lettere della scuola media "Cavour"- abbiamo sempre partecipato alla commemorazione di Capaci. Quest'anno abbiamo deciso però di coinvolgere i ragazzi, dedicando all'iniziativa di questa sera il laboratorio di musical e recital che teniamo ogni anno a scuola. Abbiamo realizzato così uno spettacolo che gli studenti hanno voluto chiamare "Non è cosa nostra". e scene tratte da film.

Un percorso che ha ovviamente come tema conduttore l'impegno contro la mafia e il desiderio di diventare per un giorno delle star. Non come cantanti o ballerini, ma come cittadini che vogliono cambiare le cose. Perché ci crediamo e perché, per parafrasare Giorgia, vogliamo vivere davvero". "La scuola -spiega Giuliana studentessa della "Cavour"- ci ha senz'altro fornito l'occasione per approfondire le nostre conoscenze in merito al problema della mafia e a capire l'importanza determinante di persone come Falcone. La Sicilia non è solo mafia, ma molto altro e noi siamo qui stasera per provarlo". A sfilare sull'insolito palco, per non dimenticare, i nomi di quanti, nella storia dell'antimafia, hanno posto una pietra miliare: oltre a Falcone e Borsellino, sono stati ricordati infatti Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto, Peppino Impastato, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Cesare Mori, Joe Petrosino, Pio La Torre. Video e musica hanno fatto da sfondo all'entusiasmo dei giovani artisti.

Un entusiasmo però condiviso, spiace constatare, da una fetta troppo esigua di coetanei catanesi. "Devo purtroppo dire -ammette Padre Resca- che Catania è una città addormentata. E quando ci si trova a partecipare a manifestazioni come questa, ci si rende conto che i giovani catanesi non rispondono. Amano la movida, amano i pub, ma la loro attenzione verso i problemi della nostra società è altalenante e tende a puntare più verso il basso che verso l'alto. Forse molti di loro credono che manifestare sia inutile. Ma che sia, contemporaneamente, indispensabile. Solo esprimendo ciò che si pensa e facendolo capire agli altri, infatti, c'è qualche speranza di cambiare le cose.

"Tuttavia -commenta Marilù Fazio di Libera Catania- l'impegno di Libera in Sicilia ci porta ad occuparci anche di informazione, in particolare nelle scuole medie, perché riteniamo che i giovani, se debitamente stimolati, rispondono sempre in maniera molto positiva. Insomma, crediamo che una speranza per Catania e per la Sicilia ci sia e vada affidata proprio alle giovani generazioni". "È fondamentale però -precisa Grazia Zuccarello, portavoce di Green Peace- che le nuove generazioni non dimentichino quanto è accaduto e che imparino a combattere in prima persona la mafia, come prima di loro hanno fatto i giudici Falcone e Borsellino. Bisogna credere ed investire nell'educazione e nell'informazione delle nuove generazioni. Anche attraverso momenti ed iniziative come quella di stasera".

Ricchi di spunti di riflessione gli interventi delle associazioni che hanno partecipato alla manifestazione, ai quali è stata dedicata la parte conclusiva della serata. "Le riflessioni di stasera -ci spiega Anna Interdonato, per Addio Pizzo- tanto da parte nostra quanto delle altre associazioni, vertono sul rapporto fra mafia e Istituzioni. Siamo convinti che ognuno di noi debba fare la propria parte verso la conquista della legalità, che sia cittadino o istituzione. Ognuno di noi deve pretendere che la legalità venga sempre applicata, dagli altri, ma anche da noi in prima persona".

Ma qual è il rapporto fra associazioni e Istituzioni? Quale il ruolo giocato da queste ultime a Catania nella lotta alla mafia e nella conquista della legalità.Una posizione critica in proposito arriva dall'Asaae. "Le aziende che riaprono dopo una denuncia -dichiara Gabriella Guerini, presidente dell'associazione antiracket- vanno incontro ad immense difficoltà: perché? È solo paura da parte dei cittadini che, magari, reputano l'azienda "a rischio" e nel pericoloso mirino della mafia? Noi crediamo di no. Crediamo che il problema stia invece nella mancanza di appoggio ed nel disinteresse da parte delle istituzioni. Non dimentichiamo però che anche le istituzioni hanno bisogno di noi. Non dimentichiamo che solo tutti insieme, possiamo diventare forti e, nel nome della legalità, possiamo vincere".

Riflessioni che rimangono, tuttavia, prive di un interlocutore, almeno nell'immediato. In quanto, sotto quella scalinata, delle istituzioni locali non c'è traccia. Al cospetto della Nike, nessuna autorità, nessun referente politico. Un'assenza che rende ancora più pregnante l'intervento di Libera, affidato alle parole di don Primo Mazzolari, lette da Giuseppe Strazzulla: "Ci impegniamo noi e non gli altri. Senza accusare chi non s'impegna, senza disimpegnarci perché c'è chi ci ignora. Ci impegniamo per dare un senso alla vita. Non ci interessa passare alla storia, ma lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi." E compiere ancora cinque, dieci, cento passi verso la giustizia e la legalità.

 

Fonte: Liberainformazione

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