Ciò che il Prefetto non dice

Written by  Saturday, 10 October 2015 07:40

Ci dispiace non contribuire al clima di festa che ha accompagnato la visita a Catania del Direttore dell’Agenzia dei Beni Confiscati, Prefetto Postiglione, ma sentiamo il dovere, in riferimento all’articolo pubblicato il 9 ottobre a pagina 8 del quotidiano  “La Sicilia”, di fare alcune precisazioni.
Tralasciando l’incipit iniziale della risposta data dal Prefetto alla domanda della giornalista sul fallimento delle aziende mafiose amministrate dallo Stato, che auspichiamo sia un semplice refuso e non il pensiero del Prefetto, dal momento che viene difficile immaginare la confisca da parte dello Stato di …aziende sane, ciò che ci preme sottolineare  in merito  alla vicenda della RIELA citata nell’articolo e della LARA che, per completezza, citiamo noi, è ciò che il Prefetto volutamente non dice.

A differenza di quanto avrebbe dichiarato lo stesso Prefetto in occasione della cerimonia per la consegna dei beni confiscati svoltasi ad Aci Castello,  Addiopizzo Catania ha seguito da vicino, molto vicino, le due vicende: per rendersene conto basterebbe dare una occhiata ai verbali degli incontri in Prefettura che attestano la nostra partecipazione e l’assenza ingiustificata, in più occasioni, dei rappresentanti dell’Agenzia.
Fatta questa doverosa premessa riteniamo che il Direttore dell’Agenzia, nell’affrontare il tema della RIELA, abbia “dimenticato” alcuni fondamentali passaggi che danno alla vicenda una luce diversa, che mal si concilia con la tesi, riduttiva, che si tratta di aziende fallite per il solo fatto di essere state mafiose.
Chiediamo quindi pubblicamente se risponde al vero che:
- i fratelli Riela, entrambi condannati per associazione mafiosa, hanno lavorato per dieci lunghi anni in posizione dirigenziale all’interno della Riela Group, già confiscata, senza che nessuno se ne accorgesse?
- più di due amministratori finanziari della ex Riela Group, hanno “distratto” fondi dall’azienda (e per questo sono stati condannati)?
Al riguardo sarebbe utile sapere se l’Agenzia ha mai chiesto, o ha verificato che venisse richiesto, il risarcimento ai suddetti amministratori per gli ingenti danni economici provocati all’azienda.
- il consorzio Setra, creato ad hoc dalla mafia per svuotare l’azienda (che funzionava benissimo anche dopo l’assunzione dei nuovi dipendenti che avevano preso il posto di quelli transitati nel consorzio) ha truffato l’ex Riela Group per oltre 6 milioni di Euro (così come accertato con condanna in primo grado)?
Al riguardo sarebbe utile conoscere la ragione per cui gli amministratori hanno messo a bilancio questi 6 milioni di euro di “debito” (oltre a quelli contratti dai precedenti amministratori già condannati) considerato che proprio tale debito è uno dei principali motivi  del fallimento dell’azienda.
- “l’auto fallimento” dell’Ex Riela Group, poteva essere evitato, tanto per fare un esempio, provando ad inserire  l’azienda  nella logistica di Stato, magari sfruttando il capannone dell’azienda?
Al riguardo sarebbe interessante sapere, visto che il Prefetto cita l’esempio dell’hotel San Paolo di Palermo, se gli “aiuti di Stato” vietati dalla legge,  sono stati tali solo per i lavoratori della ex  Riela.  
Alla luce di quanto sin qui esposto viene spontaneo chiedersi:  si trattava di un’azienda non sana che “muore” perché non aveva alternative, o, piuttosto, di  un’azienda che funzionava e poteva funzionare,  anche dopo la confisca, qualora fosse stata gestita diversamente?
Se, come afferma il Prefetto nell’intervista, l’Agenzia è disposta a canalizzare i lavoratori delle aziende “non funzionanti” in altri settori, dica quali sono state le iniziative concrete poste in essere  dall’Anbcs in questa direzione, con riferimento al caso specifico degli ex dipendenti della Riela.
La verità (amara) purtroppo è un’altra, ed è anche recente.  
I lavoratori della ex Riela non solo sono stati licenziati dalla Stato senza alcuna ricollocazione in altri settori o aziende, ma  dopo un anno, fidandosi anche delle assicurazioni date dall’Agenzia, dopo aver anticipato di tasca loro le spese per la costituzione della cooperativa, ancora aspettano l’assegnazione dei beni aziendali che sarebbero stati strumentali alla predetta cooperativa.
E’ lecito conoscere le ragioni di tale mancata assegnazione ?
Ancora più paradossale la vicenda della LA.RA. s.r.l.
Risponde al vero che:
-La LA.RA. s.r.l. era un’azienda leader del settore?
- Quando le fu tolta la più importante commessa l’amministratore giudiziario propose piani alternativi per continuare a far lavorare bene l’azienda, come quello relativo al parcheggio di V.le R.Sanzio a Catania, che sono stati, tutti, puntualmente, bocciati dall’Agenzia che Lei oggi presiede  ?
-Era  stato assegnato alla LA.RA. s.r.l un terreno sito in Motta S.Anastasia per consentirle di realizzare un importante progetto, successivamente, la relativa delibera è stata  annullata e/o sospesa lasciando di fatto la LA.RA. s.r.l. bloccata pur a fronte delle spese progettuali sostenute?
- Risponde al vero che a tutt’oggi quel terreno è ancora del tutto inutilizzato?
Sarebbe utile allora sapere in cosa si è concretizzato “il costante monitoraggio posto a garanzia dell'effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi”, che fa bella mostra di sé nella Mission Istituzionale dell’Agenzia.
Anche nel caso della LA.RA viene quindi spontaneo chiedersi se siamo in presenza di   un’azienda incapace di stare sul mercato o se, invece, si tratta di una azienda caratterizzata da eccellenti professionalità che l’Agenzia non solo non ha saputo valorizzare ma neppure sfruttare?
Non ce ne voglia quindi il signor Prefetto se riteniamo che, al di là dei proclami, l’Anbcs è un organo che va radicalmente ripensato poichè incontra evidenti limiti di funzionamento in gran parte dovuti (ed è giusto sottolinearlo) alla colpevole e voluta miopia politica di chi nel tempo si è limitato a creare una scatola vuota, lungi dal volerne sfruttare le innegabili potenzialità.
Giusto per rimanere in tema  sarebbe per esempio  interessante far conoscere ai cittadini le vere ragioni che hanno impedito per mesi la nomina, da parte del Governo, del Consiglio Direttivo dell’Agenzia con conseguente blocco dell’assegnazione dei beni  
Ci viene quindi difficile immaginare l’auspicata “rivolta di cittadini per la legalità” anche se, in effetti, motivi per una rivolta pacifica ce ne sarebbero molti, a partire dal  (mal)funzionamento dell’Agenzia presieduta dal Prefetto.     

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