Addiopizzo e quanti si battono contro la mafia a Catania non sono soli

Written by  Thursday, 11 November 2010 00:00

L'associazione Addiopizzo Catania ha letto con attenzione e senso di partecipazione (visto l'argomento) l'editoriale di Tony Zermo del 4 novembre in merito alla recente, importantissima, operazione "Iblis" che ha portato al risultato, a tutti noto, del c.d. "scoperchiamento del verminaio". E su ciò che, come da Zermo sottolineato, questa operazione ha dimostrato ( "(...) Cosa Nostra catanese è diventata imprenditrice essa stessa facendo da collante tra mondo delle imprese e mondo politico; (...) fin quando ci saranno le mani della mafia a condizionare parte della città nessuno sviluppo è possibile." ) nulla quaestio: ci trova perfettamente d'accordo con la Sua osservazione, anche se, ad onor del vero, occorre rilevare che non si tratta certo di una... novità nè occorre scomodare il pentito Calderone e le sue dichiarazioni sugli intrecci politico - mafiosi - imprenditoriali della nostra città.

 

Allo stesso modo concordiamo con quanto scritto da Zermo nella parte finale dell'editoriale, quando, senza troppi giri di parole, egli si rivolge alla città, anzi, ai cittadini, invitandoli a non "delegare tutto alle forze dell'ordine". Giusto.Condividiamo inoltre la riflessione che egli fa a proposito del collegamento tra chi si piega, vuole piegarsi, è costretto a piegarsi alle richieste estorsive (in senso ampio) e la buona amministrazione di una città, il buon andamento del (libero) mercato. E' (anche) di questo, che parliamo costantemente ai ragazzi delle scuole e delle università negli incontri che organizziamo con loro e per loro, con la collaborazione di imprenditori che hanno denunciato e magistrati che questo mestiere lo fanno con passione e dedizione (e i risultati, ci permetta di ribadirlo, si vedono ogni giorno, grazie anche e soprattutto al sinergico e costante lavoro delle Forze dell'ordine).Si "respira un'aria nuova", dice Zermo nell'editoriale del 4/11. E ha ragione. Leggendo però il suo articolo, pubblicato su La Sicilia del 5/11 (pg. 5), sembrerebbe che i cittadini non se ne siano accorti. Parla infatti di una Catania "torpida", di una Catania disinteressata, di una Catania che, a differenza della vicina, ma a volte quasi lontana, Palermo, "la mafia la ingerisce, la ingoia senza farsene un problema" e che ritiene che certi problemi non siano, in fondo, affar suo (parafrasando ciò che Zermo stesso afferma fin dalle prime righe del suo articolo).La nostra esperienza sul territorio, ci dice però qualcosa di diverso. Per questo motivo, ci consenta Tony Zermo di non sposare in toto la riflessione, che a nostro avviso pare poco attenta e poco completa. La reazione può e deve avvenire "dal basso", dice al termine dell'articolo su cui ci stiamo, serenamente, confrontando. Vero. Ma ne parla come se una reazione, a Catania, non ci fosse. Parla di Palermo, del gruppo "antipizzo" (l'associazione a cui fa riferimento si chiama Addiopizzo, a voler essere precisi), e ancora, parla di questa Catania che "assiste senza partecipare". Ci permetta dunque una semplice domanda: ma Zermo sa dell'esistenza della lista degli imprenditori pizzo free che è stata presentata in Prefettura, alla presenza delle Istituzioni, il 30 Giugno 2010. E come la chiamerebbe? Conosce la lista delle migliaia di consumatori che è stata presentata, sempre in Prefettura, il 30 Settembre 2008? E come la definirebbe? Sa cos'è il progetto del consumo critico e quanti sono i cittadini che vi hanno aderito? Trova che sia disinteresse ad un problema, apparentemente, altrui? E la collaborazione tra associazioni (antiracket e non) per un fine comune, come la classificherebbe? Sa che anche a Catania, quasi 4 anni fa, è nato Addiopizzo? E un gruppo di ragazzi, giovani, studenti e/o lavoratori, che nulla hanno a che fare con il commercio e il fenomeno delle estorsioni, come lo chiamerebbe? Sappiamo che è inutile precisare che con questo discorso non vogliamo essere auto referenziali. E' l'ultima cosa che ci interessa, ci creda. Vorremmo solo che quando si parla di Catania e dei catanesi, si riconoscano i passi avanti che sono stati fatti e la cui importanza, probabilmente, verrà riconosciuta, ci auguriamo, nel prossimo futuro. Ma a noi non importa.Ci sono già più di 50 commercianti / imprenditori che, ad oggi, hanno creduto in questo progetto, e ci hanno messo la faccia. Insieme a noi. Non sono eroi, è gente comune, consapevole del valore della propria dignità, ma soprattutto non sono soli, perché oltre 4000 consumatori hanno preso l'impegno a preferirli nei loro consumi, e, meglio, hanno messo per iscritto la loro voglia di "partecipazione" alla scelta di tutti quegli esercenti che il pizzo non lo pagano, in nessuna forma e si dicono pronti a denunciare.Ci piace credere che partirà proprio da questi imprenditori / commercianti, a Zermo poco noti, l'input che consentirà all'economia siciliana di crescere nella libertà e nella dignità che si merita e che, siamo sicuri, riuscirà a conquistare. Per arrivare a questo tipo di (ambizioso probabilmente, ma non ingenuo né inverosimile) risultato, serve chiaramente l'impegno di tutti, a cominciare dall'impegno di Voi, operatori della comunicazione, che con la "lente di ingrandimento" che, in qualità di giornalisti, possedete, ci auguriamo che vi sforzerete sempre di non perdere di vista anche quello che di piccolo, ma di buono, succede in questa città. Perché qualcosa di nuovo, di importante, e di molto significativo, è successo. Basta metterci un po' di sano interesse ed attenzione per accorgersene e magari rendere edotti i lettori e, in generale, i cittadini catanesi ai quali continuiamo a chiedere di crederci e prendersi le proprie, piccole e grandi, responsabilità, perché solo così potranno pretendere il rispetto dei loro diritti.

Addiopizzo Catania



Della realtà catanese di «Addio pizzo» il nostro giornale si è occupato ampiamente e in diverse occasioni. Quindi non c'è stata sottovalutazione del fenomeno. E se ho scritto che Catania «digerisce» tutto in fretta è perché negli anni ho visto passare generazioni di politici e di amministratori che gestivano la cosa pubblica seguendo il motto: «Chi c'è ppi mia?». Sono andati in carcere moltissimi politici, anche quelli in posizione apicale da Nino Drago a Rino Nicolosi, perché la Procura e le forze dell'ordine sono stati sempre attenti, ma è cambiato poco o nulla, e se è cambiato è avvenuto troppo lentamente, perché Catania metabolizza e resta spaccata in due, la Catania bene a cui non interessa nulla degli altri e sta alla finestra, e la Catania nera che vive sotto traccia cercando e spesso trovando i collegamenti con il potere politico-amministrativo. Pensavo che questa fosse una realtà immutabile, anche perché Catania si è scossa (per qualche settimana) solo per due delitti eccellenti, quelli di Pippo Fava e dell'avvocato Famà. Per questo credevo che non avesse sufficiente forza di reazione. Invece dalla vostra lettera ho capito meglio la vostra tenace volontà di sganciarsi dai condizionamenti mafiosi e dalla cattiva politica. E questa volontà l'accoppio al fatto che la Procura e i Ros con l'«Operazione Iblis» hanno scoperchiato quello che ho chiamato il «verminaio». Tutta la Sicilia soffre del peso mafioso, non c'è città o paese che non abbia la sua cosca con relativi addentellati. Rimuovere questo ciarpame è un'impresa così imponente che ha bisogno del supporto delle persone come voi. I mafiosi votano e fanno votare, ed è questo il punto di contatto con i politici, o con alcuni di loro. Ecco perché sono personalmente contrario ad una nuova legge elettorale che consenta le preferenze, perché a quel punto scattano il voto di scambio e il clientelismo, la peste della politica regionale. Catania - e così le altre città della Sicilia - può cambiare, tornare al ruolo di capitale economica dell'Isola. Ma ci vuole il concorso di tutti, a partire dalle associazioni «Addio pizzo» a cui rivolgo un grazie e a cui faccio gli auguri di cuore.

Tony Zermo

Fonte: la Sicilia

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