Giovedì, 03 Dicembre 2009 01:00

Addiopizzo: i ragazzi, la legalità e la mafia

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I giovani di Addiopizzo Catania da tre anni vanno nelle scuole per promuovere i valori della legalità e la memoria storica di chi ha dato la vita per difenderli. In occasione di questi incontri hanno distribuito, in 16 scuole di città e provincia, un questionario su alcuni temi «caldi» e i risultati sono stati «poco incoraggianti», come commenta con un eufemismo la presidente Chiara Barone.

I 1094 ragazzi che hanno risposto al questionario, 17 anni in media, più femmine (63,5%) che maschi (36,5%) - e sarebbe interessante capire come cambierebbero le risposte se i due generi fossero rappresentati alla stessa maniera - sostengono di rifuggire dalla raccomandazione nella loro esperienza scolastica (il 93%), ma di essere pronti a chiederla per trovare un lavoro (53,5%), e questo sebbene il 49% di loro reputa lo scambio di favori un atteggiamento «mafioso». Come dire che valutano l'esistente e vi si adeguano. Sanno bene che cos'è la mafia («un'organizzazione illegale di persone che vive sfruttando i cittadini onesti», 88,5%) e cos'è il pizzo («una forma di controllo del territorio da parte di organizzazioni criminali, 88,5%), e pensano che il tasso di criminalità nella propria città sia alto (52%) o medio (43%), ma, allo stesso tempo, sono convinti che la mafia ha più potere (63,5%) dello Stato (13,5%) e del popolo (18,5%).
E questo ha conseguenze notevoli. Ammettono che, se fossero testimoni di una rapina o di un furto, non denuncerebbero per paura di ritorsioni (20,5%) o farebbero finta di nulla (13,5%) e sostengono che un imprenditore che denuncia il racket è lasciato solo (45%). Eppure dicono che, in caso di furto del motorino, denuncerebbero l'accaduto alle forze dell'ordine (71,5%) e sono convinti che la squalifica del campo dopo l'uccisione di Raciti era necessaria (62,5%). Risultati che fanno capire quanto sia importante l'azione di Addiopizzo, tanto più che buona parte degli intervistati non conosce Pio La Torre e Libero Grassi al punto che qualcuno li scambia addirittura per pregiudicati, così come Andrea Vecchio.

Fonte: la Sicilia

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