Venerdì, 11 Dicembre 2009 01:00

I diciassettenni catanesi: rassegnati e senza memoria storica

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L'associazione antiracket Addiopizzo Catania ha comunicato i risultati di un questionario su antimafia e legalità al quale hanno risposto più di mille studenti catanesi tra i 17 e i 18 anni. Step1 ha discusso dei dati emersi con il presidente del comitato, Chiara Barone.

 

Tra le attività più importanti svolte dall'associazione Addiopizzo Catania, nata tre anni fa con lo scopo di combattere il fenomeno del racket delle estorsioni nel capoluogo etneo, si collocano sicuramente gli incontri organizzati nelle scuole della città, attraverso i quali i volontari diffondono la cultura antipizzo e della legalità tra gli studenti, avvalendosi dell'esperienza di magistrati e di commercianti che hanno denunciato. All'interno di questo progetto scuole è nata l'idea di somministrare ai ragazzi un questionario per sondare le loro conoscenze sull'antimafia e la loro propensione alla legalità. I risultati sono stati recentemente presentati durante una conferenza stampa, alla quale ha anche partecipato una rappresentanza degli studenti e dei professori di alcuni degli istituti scolastici coinvolti. Il questionario è stato distribuito in 16 scuole medie superiori di Catania e provincia (Acireale, Belpasso, S. G. La Punta, Adrano) a più di mille studenti del quarto e quinto anno, di cui un terzo maschi e due terzi femmine, con un'età media di 17 anni. Interessanti i dati emersi, dai quali si evince, per esempio, la percezione realistica che i ragazzi hanno del tasso di criminalità presente nella città (alto per il 52% e medio per il 43%) e la loro volontà a collaborare alla crescita della legalità (l'81% di loro si impegnerebbe a costruire una "scuola della legalità"), ma anche che, nonostante le buoni intenzioni, quando si tratta di trovare lavoro più del 50% di loro sarebbe pronto a chiedere la raccomandazione pur sapendo che, come scambio di favori, essa è considerata come atteggiamento mafioso. Di questi e altri risultati abbiamo parlato con il presidente di Addiopizzo Catania, Chiara Barone.


Quali sono i dati, ricavati dall'elaborazione dei questionari, che più vi hanno colpito?

Le risposte che più ci possono far riflettere sono probabilmente quelle relative alla (non)conoscenza da parte dei ragazzi di chi la lotta alla mafia l'ha fatta nel passato e che per questo ha dato la vita (più del 60% dei ragazzi non sa chi siano Pio La Torre e Libero Grassi, ma anche il dato sulla conoscenza di avvenimenti recenti è sconfortante visto che solo la metà di loro conosce Andrea Vecchio, ndr). I ragazzi non hanno più memoria storica, o comunque non ne hanno a sufficienza, e questo ha delle inevitabili conseguenze anche sul presente. L'altro dato che sicuramente colpisce è quella percentuale che ci dice che, per gli studenti che hanno fatto da campione per i nostri questionari, la mafia è più importante dello Stato (per il 63,5% degli studenti la mafia ha più potere dello Stato e del popolo, ndr.). Non so se i ragazzi l'hanno detto perché lo pensano sul serio o perché, anche inconsciamente, è più "comodo" pensare così, ma la rassegnazione non va bene, specie se si è giovani: il potere che la mafia ha, ce l'ha perché qualcuno gliel'ha dato e perché la rassegnazione contribuisce a mantenerlo costante. Dobbiamo iniziare a muoverci, tutti, per essere più forti di loro, insieme con lo Stato e con le istituzioni. Ognuno deve fare la propria parte, senza mai arrendersi psicologicamente a questa idea che la mafia sia invincibile. Insomma, è evidente che è l'atteggiamento psicologico in primis che deve cambiare. Per questo crediamo cosi fortemente nel progetto scuole. Andare a parlare con gli studenti insieme a un magistrato e a un imprenditore che ha alle spalle un'esperienza di denuncia è per noi il modo più corretto per comunicare con i ragazzi. Fatti, non parole e luoghi comuni.


Cosa ha imparato Addiopizzo Catania da questi questionari e dagli incontri nelle scuole? Ne terrà conto per intraprendere azioni future o perfezionare quelle già intraprese?

I questionari, insieme ai dibattiti che sempre nascono a seguito di questi incontri, ci hanno sicuramente dato modo di avere un quadro generale della situazione. Abbiamo capito ancora di più quanto sia fondamentale il lavoro di informazione che facciamo. Per esempio, fornire un'adeguata informazione sui mezzi e gli strumenti legislativi ed amministrativi messi a disposizione dagli organi centrali e periferici dello Stato è necessario per smentire la convinzione errata che il 45 % dei ragazzi ha sul fatto che il commerciante vittima del pizzo non sia adeguatamente protetto dallo Stato. Speriamo che la collaborazione con le scuole continui e, anzi, si intensifichi, coinvolgendo anche le famiglie: sarebbe veramente bello creare dei momenti di incontro con professori, studenti e famiglie, perché altro non sono che la più importante rappresentanza della società, di oggi e di domani. Il lavoro di educazione alla legalità non può fermarsi alle ore di scuola, ma deve continuare anche tra le mura di casa, con l'esempio dei genitori.


Avete qualcosa da suggerire alle scuole e agli studenti in base a quello che i risultati del questionario hanno evidenziato?

Ai professori e ai presidi diciamo che il lavoro di educazione alla legalità andrebbe fatto non solo in queste giornate, ma anche e soprattutto nelle piccole occasioni quotidiane che a scuola, dalle ore di lezione alla ricreazione, si verificano. Dai giornali letti in classe durante l'ora di educazione civica allo studio della storia, tutto dovrebbe rientrare in questo percorso. Ai ragazzi vorremmo dire di non rassegnarsi e di essere più curiosi, leggere e informarsi sul nostro, sul loro passato. Per combattere la mafia, e più in generale per percorrere fino in fondo la strada della legalità, dobbiamo avere a disposizione tutti i mezzi necessari e tra quelli più importanti c'è senza dubbio la memoria storica, perché è questa che, anche in una prima fase, può creare consapevolezza; è questa che può dare una motivazione in più per non arrendersi e proseguire questo percorso iniziato anni e anni fa da persone come Libero Grassi, Pio La Torre, Borsellino... Se vogliamo cambiare le cose, abbiamo il dovere, oltre che il diritto, di sapere cosa è stato fatto e cosa va cambiato, cosa non deve più succedere e cosa dobbiamo migliorare. Addiopizzo darà sempre il massimo per cercare di essere presente e vicina agli studenti e alle scuole, per collaborare insieme e fortificarci, tutti, dai presidi agli studenti e agli insegnanti stessi, nella conoscenza di questi argomenti, per aumentare la sensibilità nei confronti di queste tematiche e per passare subito dopo dalla voglia di cambiare le cose, a cambiarle. O quanto meno a provarci.

Fonte: step1

Letto 2177 volte Ultima modifica il Lunedì, 25 Giugno 2012 10:33

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