Giovedì, 09 Maggio 2013 02:00

«Denunciare dovrebbe essere regola. Chi paga non compra la tranquillità»

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Non pagare il pizzo. Essere pronti a denunciare eventuali estortori. Non avere paura. «In un momento di crisi non solo economica ma anche sociale in cui i politici sono distanti dai cittadini così come dai commercianti, troppo impegnati a portare avanti solo gli accordi per la suddivisione delle cariche; e con le banche che da tempo hanno stretto i cordoni non concedendo più prestiti o dilazioni il timore è che si possa cadere vittime dell’usura e dell’estorsione e questo non lo vogliamo. Non vogliamo cedere».

 

Roberto Tudisco, presidente della Fipet (federazione italiana pubblici esercizi e turismo), che raggruppa
molti esercenti del centro storico, spiega il motivo che ha spinto la sua associazione a chiedere un incontro nella sede di Addiopizzo per parlare di racket e usura; per chiedere maggiori informazioni riguardo i mezzi di tutela che lo Stato mette a disposizione degli imprenditori che denunciano atti di estorsione o di usura. Temiamo che le difficoltà economiche possano rafforzare la malavita organizzata».

Per lottare non c’è arma più potente della conoscenza. Parlare e raccontarsi.
Sapere e informarsi. E così i rappresentanti di Addiopizzo ieri hanno organizzato un incontro basato sull’informazione: quella giuridica, con il sostituto procuratore della Repubblica di Catania Pasquale Pacifico (presidente Anm Catania); e quella vissuta, con i racconti di due imprenditori, Filippo Casella e Fabio D’Agata, aderenti alla “lista pizzo free” di Addiopizzo che hanno detto no al racket denunciando.
«Innanzitutto bisogna liberarsi dai luoghi comuni, quello che occorre è un cambio di mentalità. Denunciare
il racket dovrebbe essere una regola non un’eccezione» esordisce Pacifico che spiega agli esercenti il modus operandi delle organizzazioni mafiose e come evitare di cadere nella trappola del “farsi aiutare dagli amici”.

«L’imprenditore che paga il pizzo – afferma – diventa un “amico” a disposizione dell’organizzazione cui si
chiedono poi “cortesie” a catena; non chiediamo agli imprenditori di diventare degli eroi ma solo di metterci nelle condizioni di procedere alle indagini. Esistono strumenti legislativi per tutelare chi denuncia
episodi estortivi e misure di sostegno economico: denunciare il pizzo conviene anche da un punto di vista
economico, ci sono incentivi – come mutui agevolati o sospensione delle procedure esecutive – che consentono all’imprenditore in difficoltà di poter ottenere il sostegno dello stato».

Sulla situazione a Catania, Pacifico sottolinea: «Sono ancora poche le denunce spontanee per fatti di
estorsione o di usura, c’è un cambiamento in corso grazie alle associazioni che operano in questo settore
ma siamo ben lontani da un radicale cambio di mentalità. Sì – replica – in fondo la situazione è frutto di un
cattivo retaggio culturale, perché si pensa che pagando la somma di 200 euro al mese ci si possa comprare la tranquillità ma non è così, il pizzo è solo la punta di un iceberg perché il vero obiettivo è l’assunzione del controllo delle attività imprenditoriali».

«Cento imprenditori a Catania e provincia hanno già detto no al pizzo - concludono Salvo Fabio e Chiara
Barone, rappresentanti di AddiopizzoCatania - e aderito al progetto “Consumo critico” che ha lo scopo di
creare una rete di legalità composta da esercenti pizzo free che dichiarano pubblicamente di non pagare il
pizzo e di consumatori critici, che si impegnano moralmente a preferire questi commercianti nei propri acquisti. L’idea è quella di creare una rete, un effetto domino che coinvolga sempre più esercenti».

Fonte: La Sicilia

Letto 8578 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Maggio 2013 14:09

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