Giovedì, 15 Gennaio 2009 01:00

La mafia siamo noi

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Ricevo e pubblico da parte di uno dei ragazzi di Addiopizzo Catania:

"Vi incollo una mail che ho ricevuto stamattina da un amico mio, che chiaramente non fa parte di Addiopizzo e col quale non parliamo mai di "queste cose".Ma è bella, e volevo condividerla e dedicarla a noi, che con tutte le differenze, le goffagini e le difficoltà di questo mondo, forse portiamo avanti un qualcosa che trova un suo senso non nel momento in cui raggiungerà il suo scopo, ma nel momento stesso in cui viene posta in essere. Comunque vada, sarà stato un successo."

"Ti scrivo questa mail spinto dal desiderio di mettere ordine nei miei pensieri. Raramente mi lascio trasportare o emozionare da un programma televisivo, non do infatti mai credito alle informazioni congeniate, confezionate e divulgate ma cerco di mettere ordine tra le fonti e i fatti costruendo un puzzle nella mia mente. Oggi ho visto l'inchiesta condotta dal programma "la storia siamo noi" su Fava e il suo omicidio. Sono rimasto incollato davanti al video nella stessa posizione scomoda per oltre un'ora. Ho apprezzato il servizio e la puntata, si è riscattato il nome di Fava da troppo tempo ormai denigrato e dimenticato. Avevo ragione quando ho espresso, in sede di scelta di argomento tesi, le mie perplessità sul tema Fava ipotizzando poche e falsate notizie reperibili e molta ostilità da parte degli addetti ai lavori. Ho cercato di analizzare in maniera critica la costruzione del servizio cercando di non lasciarmi trasportare dall'emotività, dal pathos e dall'indignazione. Ho cercato di dare una risposta a quei punti a me oscuri sulla vicenda e ho scoperto che quei punti oscuri riguardano noi, gli stessi cittadini, gli imprenditori e le autorità. Temo di aver capito che Fava non è stato ucciso da quella mafia dipinta nelle rappresentazioni classiche e grottesche, Fava è stato ucciso a causa della nostra indifferenza. Fava è stato ucciso per volere degli stessi imprenditori osannati in quegli anni, è stato ucciso per mantenere saldo un equilibrio di rapporti tra politica, imprenditoria e mafia. È stato ucciso per volere di persone che conosciamo. La campagna denigratoria ha poi trovato terreno fertile nelle case di chi non vuole problemi. Mi sento in colpa e non so perché visto che quel giorno avevo solo 6 anni. Cerco di mettere assieme gli ultimi pezzi di un puzzle riguardante una vicenda che mi commuove, mi sorprende e mi terrorizza. Mi torna in mente la nota e piè pagina che accompagna ogni tua mail e in particolare la frase circa la sconfitta della mafia all'interno della nostra comitiva di amici. La mafia quindi non è solo chi uccide, chi estorce o ruba, la mafia siamo noi quando permettiamo che ciò accada. La mafia è la nostra indifferenza. La mafia è il nostro benestare, il profitto che possiamo trarre da certi accordi. La mafia siamo noi quando votiamo certi esponenti collusi solo per vantaggio personale. La mafia siamo noi quando pensiamo che noi non c'entriamo niente e non possiamo fare niente. Pensi che noi tra una decina di anni assomiglieremo a quelli che hanno ucciso Fava? Pensi che noi scenderemo a compromessi? Pensi che forse avremo famiglia e non vorremo esporci? Pensi che tu sarai così? O sarai diverso tu? E io? Pensi che io o i nostri amici saremo così? O sarà tutto diverso? Ho avuto pena per la città e per noi stessi. Col passare degli anni cresce in me la voglia di capire e di approfondire certe vicende che ci riguardano in maniera diretta ma sfortunatamente mi capita raramente di scoprire notizie rassicuranti. In fondo forse cercare di capire è un passo avanti. Accettare di scavare in fondo nell'abisso dell'ingiustizia è già forse un piccolo passo verso la consapevolezza e l'onestà. Forse quello che fai tu è già un piccolo passo.
Durante la mal condotta inchiesta parlamentare del 1876 sulla situazione in Sicilia il tipografo ed ex deputato Michelangelo Bottari, chiamato a deporre, conclude così amaramente la sua testimonianza: «La Sicilia non ha altro vantaggio che di aver dato una parola (maffia) alla lingua italiana». Ma a 130 anni di distanza da quell'infelice frase devo ammettere che tu adesso mi dimostri il contrario.Ti ringrazio per la pazienza e per essere arrivato a leggere sin qui."

PS:La frase di cui parla, è la seguente:

«Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta»
(Rita Atria - Partanna, 4 settembre 1974 - Roma, 26 luglio 1992)

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