Giovedì, 20 Marzo 2014 11:31

Non sia un secondo caso Riela

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Vivo apprezzamento» è stato espresso dal sindaco Enzo Bianco per la confisca di aziende riconducibili alla famiglia Ercolano-Santapaola. Il primo cittadino si è «personalmente congratulato con il procuratore Giovanni Salvi, il direttore della Dia di Roma e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Alessandro Casarsa.


Anche Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia, ha ringraziato Dia, Ros, Procura e la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania «per l'ottimo lavoro svolto che colpisce l'ingente patrimonio di una delle famiglie ai vertici di Cosa Nostra a Catania e intacca in modo rilevante il potere mafioso. Occorre adesso assicurare che le aziende sequestrate tornino nel circuito dell'economia legale - conclude - a vantaggio di tutta la comunità».
Per Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia europea: «L'aggressione dei patrimoni criminali è e deve continuare a rappresentare la stella polare nella lotta alle mafie. Congratulazioni quindi alla Dda, alla Dia, al Ros e alla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania per l'ottimo lavoro svolto e per il risultato conseguito».
Ringraziamenti anche da parte del vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello «spero - ha aggiunto - che questo importante segnale possa servire a valorizzare le enormi potenzialità dell'economia catanese, avendo la forza di isolare le tante piaghe purulente che infettano il mercato e il capoluogo etneo».
«Il sequestro a Catania delle aziende di trasporti di Vincenzo Ercolano, è una buona notizia sotto molti aspetti: perchè colpisce il patrimonio di una delle più consolidate famiglie di Cosa nostra in Sicilia, e perchè segna un rilevante cambio di passo rispetto a una famiglia mafiosa, e a un patrimonio, che negli anni passati avevano ricevuto trattamenti benevolenti da parte di alcuni uffici giudiziari e di importanti ambienti imprenditoriali della città». Questo il commento del deputato di Sel, Claudio Fava, vice presidente della commissione Antimafia, per il quale «la sfida adesso è restituire alla società e all'economia legale le aziende della famiglia Ercolano, garantendo la rigorosa tutela dei livelli occupazionali».
Per Giuseppe Berretta, deputato nazionale del Pd «l'eccellente operazione contribuisce in maniera decisa a far sbriciolare il dominio economico della criminalità catanese che rende succube tutta la città. Ma ora però è necessario prestare la massima attenzione al futuro di queste aziende confiscate, in modo da prevenire il rischio che qualcuno pensi che con la mafia si lavora e con la legalità le imprese chiudono. Per questo è necessario introdurre novità normative, in modo da prevedere i cosiddetti vantaggi della legalità, e in vista del potenziamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata».
Anche Addiopizzo Catania, ha espresso vivo apprezzamento per il durissimo colpo inflitto dalla Dia e dalla Dda etnea all'impero economico del clan Ercolano. «È proprio in momenti di soddisfazione collettiva come questi, però, che vanno fatte delle riflessioni: le confische non possono e non devono bastare. Le aziende confiscate alla mafia devono poter continuare a lavorare e produrre anche dopo la confisca; vicende come quelle dell'ex Riela Group non devono più accadere. E nell'attesa che arrivino riforme strutturali a questo sistema, lo Stato ha il dovere di tutelare i dipendenti di queste aziende. L'Italia non ha bisogno di normative vuote e di vuoti palazzi del potere, ma di vedere i frutti della legalità. I patrimoni mafiosi confiscati. rappresentano una ricchezza per tutti i cittadini onesti e soprattutto costituiscono un grande messaggio di legalità che lo Stato non può permettersi nè di sottovalutare nè di disattendere».
«Congratulazioni alla Dia, alla Procura della Repubblica e alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania» sono state espresse anche dal coordinatore del Nuovo Centrodestra in Sicilia, Giuseppe Castiglione. Soddisfazione, infine, da parte del segretario generale della Cgil Giacomo Rota e della segretaria confederale e responsabile del Dipartimento legalità e beni confiscati della Camera del lavoro, Pina Palella: «Ora - hanno dichiarato - è bene che il bene confiscato non perda produttività. Le aziende sottratte alla mafia devono rimanere produttive, anche per dare un concreto segnale pubblico di forza dello Stato».

 

Fonte: La Sicilia

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