Martedì, 14 Aprile 2015 10:02

Sulla normativa che disciplina l'assegnazione dei beni confiscati alla mafia

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“Se ci sequestrano queste cose le mettono all'asta, ma poi ci presentiamo al solito e con due lire le riprendiamo”.
A pronunciare questa frase, intercettata dalle Forze dell’Ordine, sarebbe stato, secondo quanto riportato dal quotidiano “La Sicilia”, uno degli affiliati al clan Mazzei a colloquio con il reggente del clan Nuccio Mazzei, arrestato pochi giorni fa dalla squadra Mobile di Catania.

Il colloquio conferma la pericolosità e l'inopportunità della normativa (D.Lgs. 159/2011 art.48 co.8 ) che consente all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati di vendere o addirittura affittare ai privati i beni confiscati alla mafia.
In questi anni, nonostante le trionfalistiche dichiarazioni dell’attuale Ministro dell’Interno, abbiamo avuto modo di constatare l’assoluta inadeguatezza dell’Agenzia nell’amministrazione dell’immenso patrimonio sottratto alla mafia: una normativa carente e la voluta situazione deficitaria di uomini e mezzi hanno reso, infatti, l’Agenzia un simulacro vuoto da citare ai convegni sull’antimafia.
Considerato che le recenti modifiche legislative al Decreto che disciplina l’assegnazione dei beni confiscati hanno sostanzialmente lasciato inalterato il quadro normativo previgente e quindi la possibilità che i beni confiscati e le aziende ritornino nelle mani della mafia, a fronte del silenzio che normalmente accompagna questi temi, riteniamo sia preciso dovere degli esponenti politici siciliani, senza distinzione alcuna, farsi carico della questione anche alla luce degli scenari inquietanti aperti a seguito delle parole dell'affiliato al clan Mazzei.

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