Mercoledì, 04 Novembre 2015 09:10

Sulla scarcerazione di Giacomo Ieni

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Sabato pomeriggio un pregiudicato si rende protagonista, in pieno centro, di una rocambolesca fuga. Nel tentativo di evitare un controllo da parte della Polizia danneggia l’auto di servizio e ferisce uno degli agenti. Viene arrestato.
Domenica, lo stesso pregiudicato e la persona che lo accompagnava, si trovava già a casa, verosimilmente intento a seguire le partite del campionato di calcio, perché scarcerato su decisione del GIP presso il Tribunale di Catania dott. Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo.

Considerato che il pregiudicato in argomento non è un ladro di merendine ma Giacomo Ieni, presunto esponente di spicco del clan Pillera, già condannato per associazione di stampo mafioso e di recente destinatario di un provvedimento di sequestro dei beni di circa quattro milioni di euro, riteniamo che la sua quasi immediata liberazione sia un pessimo segnale in grado di acuire il senso di sfiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni.
Senza voler entrare nel merito della decisione della magistratura, riteniamo tuttavia necessario che sia fatta chiarezza sulla vicenda perché delle due l’una: se la immediata scarcerazione del presunto esponente del clan Pillera è stata la inevitabile conseguenza delle norme in vigore, allora sarebbe necessaria da parte della classe politica che ci rappresenta in parlamento, (dovrebbero essere 15 i deputati e senatori etnei) sempre pronta a commemorare Falcone e Borsellino, una attenta riflessione sulla (in)certezza della pena, se, invece, la immediata scarcerazione è stata il frutto del potere discrezionale del GIP che ha provveduto alla convalida dell’arresto riteniamo che la riflessione dovrebbe avere come protagonista il Presidente della Sezione Gip del Tribunale di Catania dott. Nunzio Sarpietro anche per comprendere se, e in che misura, l’ufficio da lui diretto condivide tale impostazione. Una sua riflessione sulla vicenda infatti consentirebbe ai cittadini di conoscere la ratio di talune decisioni altrimenti difficilmente comprensibili ed in grado di minare la fiducia nella Magistratura.

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